Proverbi educativi

Proverbi educativi molto utilizzati un tempo

Le mamme, un temp, utilizzavano spesso anche la saggezza dei proverbi per educare i figli. I proverbi, anche di questo tipo, sono tanti. Ne elencherò qualcuno cominciando da quelli che mia mamma amava ripetere per l’educazione di noi quattro figli per allevarci “a l’ónor dal mónd”. Nei momenti difficili, e Dio sa quanti ne ha avuti, non si perdeva d’animo. Amava ripetere: “Providensa provedarà”.

Durante la guerra aveva anche coniato una preghiera adeguata alle circostanze:

“Sgnór, jutìss a l’ingrosa che a l’imnuda an fì pu vóra”. (Aiutateci “all’ingrosso” che “al minuto” non c’è più tempo).

Per educarci al rispetto del cibo e a non sprecare ci diceva:

“Al Sgnór l’é zmontè da cavàl par tór su ‘na briza äd pan”.

(Il Signore è sceso da cavallo per raccogliere una briciola di pane).

Per inculcarci la generosità anche verso gli altri diceva:

“Tutti il bòcchi j én soréli, meno che còlla dal fóron”. (Tutte le bocche sono sorelle, meno quella del forno).

In coda al rosario serale, ci faceva recitare alcuni Pater:

“Vón a San Giusép, ch’l’é sóra ala bón’na morta, von pri malè, n’ätor par j agonizant, pri navigant e par coj che viaza in camjo con la fumära”.

Per insegnarci che Dio è amore, diceva:

“Al Sgnór al n’è miga cme nuätor. Lu l’é mizericordioz, guaj s’a‘l fiss cme nuätor!” (Il Signore non è come noi, Lui è misericordioso. Guai se fosse come noi!”).

Per dire che Dio però è anche giustizia diceva:

“Al Sgnór al ne päga miga tutt i sàbot !”

(Il Signore non paga tutti i sabati).

Quando, ad esempio, facevamo fatica a svegliarci diceva:

“Ala sira león, a la maten’na cojón.”

Un’altra bella massima l’ho sentita dire da una madre alla figlia preoccupata per la quarta gravidanza:

“Al Sgnór, al manda al cäld e ‘l frèdd second i pagn” (Il Signore manda il caldo e il freddo secondo i vestiti.- il senso figurato è che il Signore manda i compiti e le prove in base alle forze che abbiamo o che ci può dare).

ALTRI PROVERBI SAGGI

Quest’altri proverbi fanno parte della corposa raccolta che la signora Maria Godi e i suoi amici, ospiti  della casa di riposo “Bonzani” di Predarolo di Serravalle Ceno, già da qualche tempo, stanno compilando. È bello vedere questi anziani che dedicano parte del loro tempo, aiutandosi con la memoria uno dell’altro, a raccogliere proverbi, detti e tradizioni per il gusto di farlo, di farlo assieme e con la speranza, in qualche modo, di tramandarli.

“Chi maledissa al Sgnór, al gh’ n’à äd bizòggna”. (Chi maledice il Signore ne ha bisogno).

“Chi condana al pól sbaljär, chi pardon’na al ne sbalja mäi.” (Chi condanna può sbagliare. chi perdona non sbaglia mai).

“La coresjón la pól fär bombén, mo l’incoragiament al fa äd pu”.

(La correzione può fare molto ma l’incoraggiamento fa di più).

“E’ mej un cativ d’acordi che ‘na bón’na senténsa”.

(É meglio un cattivo accordo di una buona sentenza, cioè che andare in giudizio).

“Un putén al ne s’ arcordrà mäi se la ca’ l’era lustra mo se at ghe contäv dil foli.”

(Non ricorderà la casa lucida ma le favole).

“Al riddor  l’é ‘na lénngua chi capison in tutt al mónd.” (Ridere è lingua universale).

“Fa pu chi vól che chi pól.” (Fa più chi vuole che chi può).

“I ver guaj äd la vìtta i comincion quand in ca’ an gh’ manca pu njent.”’

“L’é mej un aiut che sent consìlli.” (Meglio un aiuto di 100 consigli).

“Al pan ‘d j ätor al gh’à sètt grossti”. (Il pane altrui ha 7 croste. E’ l’equivalente del dantesco “come’è duro calle…).

“Pansa pien’na l’an crèdda miga ala vóda”. (Pancia piena non crede alla vuota).