Espressioni del sacro nella quotidianità

Diceva don Moroni che un tempo i segni del sacro erano molto presenti. C’erano le processioni, le novene, i rosari, le devozioni ai santi ecc. Questo faceva sì che il Signore, la Madonna e i santi, a dispetto di un catechismo un po’ “freddo”, fossero presenze vive e familiari alle quali di dava del “tu”. Fra questi “segni” del sacro ritengo si possano includere anche le preghiere in dialetto, i numerosi modi di dire e le esclamazioni che facevano riferimento a Cristo, a Dio Padre e ai santi, nonché diversi proverbi di chiara ispirazione cristiana.

I SEGNI DEL SACRO NELLA QUOTIDIANITA’ cliccare per i testi  + Audio

 

Pier Paolo Pasolini – io sono sempre più scandalizzato dalla mancanza di senso del sacro nei miei contemporanei…Enzo Bianchi – in ogni credente c’è un non credente, e in ogni non credente c’è un credente…Sergio Manghi – dagli appunti per la sua relazione “Quale spiritualità per il terzo millennio?” . Il sacro suggerisco di raccontarlo così….cliccare per il testo SERGIO MANGHI – IL SACRO

LE MAESTA’ di Lullo Cattabiani

– Vestissot ch’andèmma par Madònni. Sembra un irridere, quasi una bestemmia, ma non è cosi. È l’invito che Lullo Cattabiani, falegname della Salvarani in pensione, rivolge alla moglie affinché si prepari ad una nuova trasferta in cui, muniti di macchina fotografica, vanno in cerca di “maestà”. Tutto è cominciato, – racconta il signor Lullo, nell’anno 2009. Andando in giro per la nostra provincia mi capitava spesso di vedere “maestà” e “santi”.  Essendo cresciuto all’ombra del “duomo” dell’Oltretorrente, ”la Nonsiäda”, sotto la guida di quel bravo frate che era Padre Dionisio, queste espressioni di devozione cristiana, nelle sue varie forme, mi attraevano e decisi che sarei andato alla loro ricerca in città e nella nostra provincia. In seguito, quello che era un passatempo, divenne un vero amore. Ad oggi ne ha fotografate e censite circa 430 (g.m)

MAESTA’ IN CITTA

MAESTA’ DELLA ZONA DI ALBARETO  cliccare per  foto

 

STORIE DI PRETI

normalmente circondato da stima ma nelle storie che si raccontavano nelle campagne non di rado veniva preso in giro seppure mai in modo troppo irriverente. A volte nelle storie risaltava il fatto che il prete, avendo studiato, era spesso più “furbo” degli altri. Un tempo, anche nei modi di dire. traspariva una certa critica: «Prét ch’a lavóra e avocät franch (sincero) j én da sgnär col carbón bianch» E anche: «Al gh’à vója ‘d lavorär cme ‘n prét» ….

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