Giovanni Mori

Al pont äd mez

Motodialetto

Molti Parmigiani si stanno ormai rassegnando al­l’idea che il dialetto vada sparendo. Tra i giovani circola a malapena qualche intercalare parmigia­no, ma poiché è ormai molto raro che una famiglia venga formata da due parmigiani dialettofoni, il dialetto in casa non si parla più, i bambini non lo sentono più, e il Parmigiano è in agonia. Per fortu­na non è così ovunque. In molte parti d’Italia il dia­letto è ancora molto diffuso e usato. In alcune città addirittura lo è sempre di più, e questo è il fatto che merita una riflessione. Mantova per esempio. Il Mantovano sta recuperando spazio tra gli abitanti di questa bella città, ma come è stato possibile in­vertire la tendenza?

Riflettevo su questo mentre viaggiavo verso la Li­tuania questa estate in moto, e pensavo che questo bel mezzo, che permette di cavalcare un motore e sentire temperature, profumi e godere appieno dei panorami dei paesi che si attraversano, negli anni ’60 stava sparendo. La motocicletta era vista come il mezzo di chi non si poteva permettere quattro ruote, e poiché si era negli anni del boom econo­mico, queste erano sempre più a portata di mano e nessuno voleva impegnare soldi a comperare un mezzo che lo avrebbe fatto apparire inadeguato alla incalzante società dei consumi. Solo i ragazzi giravano ancora in Vespa. A molti adulti sarebbe piaciuto andare in moto, ma si vergognavano. Per cui la 500 FIAT scalzò la 500 Guzzi. Solo quando ci si rese conto che l’auto, piccola o grande, nuova o usata, era ormai accessibile più o meno a tutti, si riscoprì la bellezza dell’andare in motocicletta, e negli anni ‘80 il mercato dei motocicli vide una nuova rigogliosa stagione. La produzione rifiorì in una lussureggiante vegetazione di nuove marche e modelli.

Il dialetto, pensavo, viene ancora visto come segno di inadeguatezza alla società che conta, e come la moto potrebbe trovare una nuova primavera. Per secoli il dialetto è stato visto, specialmente a Parma con la spocchia dei cortigiani della piccola capita­le, come la lingua di chi non conosceva l’Italiano e pertanto era escluso dall’avere frequentazioni con le classi sociali più acculturate e potenti. Questo pregiudizio ormai non ha più ragione di essere: or­mai chi sa il Parmigiano certamente conosce anche l’Italiano. Potremmo quindi senza paura riscoprire il piacere di usare liberamente la lingua dei nostri nonni, con i bei vocaboli e modi di dire che tanto colore ed efficacia danno al discorso e rifarci ogni tanto le orecchie ai caldi suoni della parlata dei no­stri nonni. Questo è quanto è accaduto a Mantova, dove il dialetto è stato ripreso dalle persone più ac­culturate, che non temevano di essere scambiate per ignoranti, e proprio per questo si sta diffondendo a macchia d’olio in tutti gli strati della popolazione autoctona della città.

Se il Parmigiano si potrà salvare sarà solo per que­sta strada, ma servirà un’azione concertata tra tutte le persone di buona volontà, che non sarà facile ma non impossibile.

si riscoprì la bellezza dell’andare in motocicletta, e negli anni ‘80 il mercato dei motocicli vide una nuova rigogliosa stagione. La produzione rifiorì in una lussureggiante vegetazione di nuove marche e modelli.

Il dialetto, pensavo, viene ancora visto come segno di inadeguatezza alla società che conta, e come la moto potrebbe trovare una nuova primavera. Per secoli il dialetto è stato visto, specialmente a Parma con la spocchia dei cortigiani della piccola capita­le, come la lingua di chi non conosceva l’Italiano e pertanto era escluso dall’avere frequentazioni con le classi sociali più acculturate e potenti. Questo pregiudizio ormai non ha più ragione di essere: or­mai chi sa il Parmigiano certamente conosce anche l’Italiano. Potremmo quindi senza paura riscoprire il piacere di usare liberamente la lingua dei nostri nonni, con i bei vocaboli e modi di dire che tanto colore ed efficacia danno al discorso e rifarci ogni tanto le orecchie ai caldi suoni della parlata dei no­stri nonni. Questo è quanto è accaduto a Mantova, dove il dialetto è stato ripreso dalle persone più ac­culturate, che non temevano di essere scambiate per ignoranti, e proprio per questo si sta diffondendo a macchia d’olio in tutti gli strati della popolazione autoctona della città.

Se il Parmigiano si potrà salvare sarà solo per que­sta strada, ma servirà un’azione concertata tra tutte le persone di buona volontà, che non sarà facile ma non impossibile.

Giovanni Mori