Umberto Ceci

Umberto Ceci (Fildura)

Umberto Ceci nato a Parma nel 1935, pensionato, ha sempre parlato il dialetto parmigiano, ma solo da pochi anni ha cominciato a scoprirlo nella sua versione scritta. Dopo aver compilato per proprio diletto un vocabolario Parmigiano-Italiano, ha iniziato a produrre vari testi, fra cui poesie, brevi monologhi, scenette ma anche traduzioni di commedie da altri dialetti italiani, a volte messe in scena da compagnie dialettali del territorio. Con una sensibilità linguistica e ritmica sempre più raffinata, nelle poesie ha esplorato il proprio mondo familiare, le persone conosciute, l’ambiente intorno ma anche i sentimenti privati e l’osservazione del mondo vissuto, a volte con dolcezza e sensualità, altre con ironia o impertinenza. I risultati, pur non sempre di pari valore, esprimono tuttavia ricchezza e varietà di toni, capacità di immedesimazione e valorizzazione dello spirito parmigiano con bonomia e sagacia.

Ceci, capitato quasi per caso all’Ostaria Rangon, ha scritto queste belle rime”L’osteria, da qualche anno è situata in borgo Delle Colonne ma il suo nome e la sua storia vengono da lontano. A metà dell’800 Paolo Rangoni, originario di Reggio Emilia,  aveva aperto un’osteria in via Bixio che chiamò “Da Rangón”. Rangoni non ebbe  continuatori della sua attività di osteria. Il locale ebbe varie parentesi come pizzera fino a quando, nel 94 tre ragazzi cercarono di farla rivivere come osteria rispolverando l’antico nome, “Rangon”. Poi nel 97 subentrarono i fratelli Luca e Paola Schianchi. Il loro padre era un meccanico con la passione per la cucina, passione che trasmise a Luca. Luca è nato Parma in via Montanare ma da famiglia originaria di Langhirano. Il suo dialetto nato dall’impasto di langhiranese, parmigiano classico e parmigiano oltretorrentino (dopo la frequentazione di via Bixio) è un bel dialetto che si ascolta volentieri. Il nome “Rangon” essendo scritto senza l’accento chiuso (Rangón) fa pensare più alla Tailandia (Rangoon) che a Parma. Fortunatamente la cucina, parmigiana doc, toglie ogni dubbio a chi l’assaggia come è capitato al poeta “Fildura” (Ceci….) che ha scritto le belle rime che seguono.

 ‘n’ ostaria

La vitta la cambia;

i van tutt cmé spiritè

voltèros indrè a s’pärda dal témp.

 

Mi, che ormäi són stagionè,

viv anca äd ricord dal témp pasè

e sérch i post indòvva i véc’ i s’én fermè.

 

Gh’é ‘n’ostaria antiga cme ‘l cucch

indòvva cuäzi njént è cambiè;

locäl e mobìlja ancòrra äd ‘na volta,

dal vén ch’ al pär mostè cón i pe

 

se po a magn ‘na bocäda,

a sént profumm e savór

che i m’ricordon la gioventù,

cuand la mizérja l’éra la me compagna

e la me ómbra l’era la fama.

 

Tutt ‘sti ricord i m’én tornè in mént

cuand, cuäzi par cäz, a m’són fermè

a l’ostaria Rangon, in pjazäl San Loréns.

L’é stè un bél momént:

fortuné d’ésrogh capité.

 

(Pärma – vint d’otobbor dal domilla cuator)