Luigi Vicini

Vicini, il poeta che parlava alle stelle, scomparso venerdì 23 marzo 2001 a 82 anni, è considerato l’erede di Pezzani: nelle sue liriche una “Parma da amare”. Lui che ha sempre cantato, come pochi, la primavera, che amava per la dolcezza della sua brezza, per il profumo dei suoi fiori, per quei “fuochi di rose rosse e papaveri, per le timide serenelle”. La poesia parmigiana ha perso uno dei suoi più autentici rappresentanti. A 15 anni dalla sua scomparsa, lo ricordiamo con struggente pensiero tramite uno scritto che il nostro poeta ci ha lasciato. “Quando gli amici non mi vedranno più in giro per le strade di Parma in sella alla mia inseparabile bicicletta, allora vorrà dire che, dopo un lungo peregrinare, avrò trovato la sistemazione definitiva in quel terreno a sud della città cosparso di croci bianche e con le lucine perpetue accese sui petali disordinati dei crisantemi. E là nel giorno dei Defunti, la mia anima sognerà splendidi mazzolini di violette e limpidi ruscelli risuonanti inni di nevi. Intanto fuori, l’ultimo sole del giorno, ribelle alla malinconia della nostra valle nebbiosa, avvamperà di giallo vermiglio le foglie degli ippocastani, ancora morbide sulla ampie fronde”.

(Battei Editore Parma)

POESIE – LA VIÓLA ÄD L’AMICISSJA e AL MORTORI-  cliccare per i testi

La morta in Ter   dal libro Aqua ‘d sorzìa, Ed. Battei 1976 poesia che il poeta a dedicato a Renzo Tagliavini, che tante vite ha salvato dalle acque invitanti e infide del Taro

poesia dedicata a