Mario Scaramuzza

L’alfabeto fonetico

L’unico modo per tramandare il nostro dialetto è quello di “adottare” un alfabeto fonetico “fatto in casa”, distinguendo suono e flessione di voce (apertura e durata delle vocali), trasformando la scrittura tradizionale in un sistema di simboli inequivoci, eliminando così la principale fonte di malintesi ed errori. Utilizzando il computer, dobbiamo prendere in considerazione: nove segni da usare per le vocali semplici, nove segni per le vocali accentate e nove segni, soprassegnandole con una barra, per prolungare la dizione delle vocali stesse, flessione così diffusa nel nostro linguaggio, nel nostro parlare quotidiano; anche le poche consonanti doppie, sono state “personalizzate”. Lo schema seguente, vuole essere solamente propositivo perciò è modificabile e migliorabile; così pure, nei casi dubbi, nella pronuncia dei vocaboli e delle frasi idiomatiche, si sono riportate le diverse interpretazioni suggerite dai “vċ” del paese.

La critica di Scaramuzza a queste regole e i suoi limiti.

Per capire come leggere correttamente i lemmi degli esempi sopra citati è indispensabile conoscere alcune regole. Se questo non è, quando non vi siano più parlanti, vi sono parole delle quali non si è certi di come si debbano pronunciare.

Scaramuzza propone di utilizzare un alfabeto fonetico che permette di scrivere i lemmi in modo tale da aver al suo interno le informazioni circa la corretta pronuncia.

In altri termini mentre con la grafia Bocchialini-Capacchi, per leggere correttamente, è indispensabile conoscere alcune regole.

Utilizzando l’alfabeto fonetico di Scaramuzza è necessario conoscere il suono reso da ciascun simbolo. In questo caso ognuno può leggere in modo corretto le parole anche di dialetti che non sono i suoi.

È un modo per tramandare lemmi con la pronuncia corretta anche quando i parlanti saranno sempre meno.

Il progetto di Scaramuzza, una rete dei dialetti o una famiglia dei dialetti

Con il coinvolgimento delle Amministrazioni comunali della Provincia di Parma (senza con questo voler escludere le zone viciniori, anzi!), perché si impegnino ad organizzare gruppi di lavoro in ogni Comune, si potrebbero sviluppare dei collegamenti per uniformare la scrittura dei diversi dialetti in modo da creare una rete dei dialetti.

Presupposto che ritengo determinante, considerata la sua grande importanza e la sua diffusione nel contesto provinciale, che si riesca a formare un gruppo di lavoro costituito da parmigiani “del sasso” desiderosi di tramandare alle future generazioni il Dialetto della Città di Parma.

Se questa proposta sarà condivisa dal Comitato di Coordinamento della Consulta, si dovranno costituire due gruppi:

  • uno dedicato ai cittadini che ancora si esprimono o, perlomeno capiscono il dialetto, che si interesserà di sviluppare iniziative atte a diffonderlo nelle sue diverse estrinsecazioni: teatro, letture, pubblicazioni, scuola, incontri di intrattenimento specifici;
  • un altro, costituito da un ristretto numero di appassionati che affronteranno un lavoro di ricerca ed elaborazione, finalizzato ai posteri che vorranno sentire e rivivere la nostra parlata, in tutte le sue emozionanti pagine, per commuoversi e divertirsi o solo per immergersi nostalgicamente nel passato.

A tal proposito, come ho già fatto presente, sono disponibile a collaborare per impostare il programma, mettendo anche a disposizione tutto il mio materiale costituito da:

  • due Vocabolari di oltre 93.000 righe “dialetto-italiano e “italiano-dialetto” (nel dialetto di Fontanellato), utilizzabili per predisporne uno specifico per la città corredati con voce;
  • una raccolta di 4.300 Detti e Proverbi, corredati con voce, sempre estensibile;
  • una Paginetta per come si dovrebbe scrivere in alfabeto fonetico e un Font (MS REFERENCE TINO PRO) che consente di elaborarlo senza difficoltà.

A disposizione per tutto ciò che potrò fare per collaborare fattivamente, porgo i miei più cordiali saluti.

MODI DI DIRE FONTANELLATESI

Parma, 14 maggio 2014

(Un pramzàn ariuz)