Preghiere popolari in dialetto

PREGHIERE POPOLARI IN DIALETTO

Le preghiere in dialetto erano molto diffuse, seppure in numerose varianti, nelle nostre campagne e in tutto il nord Italia. Probabilmente lo erano perché il dialetto era l’unica lingua veramente conosciuta bene e permetteva alle persone di comprendere appieno il significato di quanto dicevano.

L’origine non è nota. Sicuramente vengono da lontano. Si ipotizza che alcune derivino dalla laudi medioevali.

Il prof. Giovanni Petrolini, a proposito delle preghiere scriveva:

 (“La gente parmense se le è tramandate sino ad oggi di famiglia in famiglia, di generazione in generazione, fedelmente, come un suo unico ma vitale patrimonio. Adesso stanno per concludere il loro lungo viaggio iniziato chissà dove chissà quando. Non sono certo rime “alate” né “divine”. Eppure un miracolo l’hanno compiuto. Sulle ali robuste della memoria popolare hanno volato per anni e anni, alcune per secoli, finché ad abbatterle non venne l’industrializzazione, La motorizzazione, l’urbanizzazione, la secolarizzazione e le altre – izzazioni: e fu l’inizio della loro fine. A ricordarle sono rimasti in pochi, pochissimi ancora le usano: per lo più è gente di campagna, vecchi donne e bambini…)

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PREGHIERE POPOLARI IN DIALETTO

Preghiere in dialetto

PREGHIERE POPOLARI IN DIALETTO

Le preghiere in dialetto erano molto diffuse, seppure in numerose varianti, nelle nostre campagne e in tutto il nord Italia. Probabilmente lo erano perché il dialetto era l’unica lingua veramente conosciuta bene e permetteva alle persone di comprendere appieno il significato di quanto dicevano.

L’origine non è nota. Sicuramente vengono da lontano. Si ipotizza che alcune derivino dalla laudi medioevali.

Il prof. Giovanni Petrolini, a proposito delle preghiere scriveva:

 (“La gente parmense se le è tramandate sino ad oggi di famiglia in famiglia, di generazione in generazione, fedelmente, come un suo unico ma vitale patrimonio. Adesso stanno per concludere il loro lungo viaggio iniziato chissà dove chissà quando. Non sono certo rime “alate” né “divine”. Eppure un miracolo l’hanno compiuto. Sulle ali robuste della memoria popolare hanno volato per anni e anni, alcune per secoli, finché ad abbatterle non venne l’industrializzazione, La motorizzazione, l’urbanizzazione, la secolarizzazione e le altre – izzazioni: e fu l’inizio della loro fine. A ricordarle sono rimasti in pochi, pochissimi ancora le usano: per lo più è gente di campagna, vecchi donne e bambini…)

PREGHIERE IN DIALETTO

Espressioni del sacro

ESPRESSIONI DEL SACRO NELLA QUOTIDIANITÀ

Scriveva don Moroni che un tempo i segni del sacro erano molto presenti. C’erano le processioni, le novene, i rosari, le devozioni ai santi ecc. e questo faceva si che il Signore, la Madonna e i santi, a dispetto di un catechismo un po’ “freddo”, fossero presenze vive e familiari ai quali di dava del “tu”. Fra questi “segni del sacro” ritengo si possano includere anche i numerosi modi di dire ed esclamazioni che facevano riferimento a Cristo, a Dio Padre, il santo del giorno ecc

cliccare  per il testo completo ESPRESSIONI DEL SACRO

Padre nostro

Nostor Pädor,
ch’a t’stè in cél,
sia bendètt al to nòmm,
véna al to règgn,
sia fat la to vlontè,
tant in cél cme in téra.
Das anca incó al nostro pan
E arnosjios i nostror débit
Cme j’arnosjèmma anca nojetor
Ai nostor debitór.
E sta miga mettros
in tentasjón,
mo zlibbros dal mäl,
in ti sécoj di secoj, e csì sia.

(Padre Nostro di Guglielmo Capacchi)

Preghiera dell’impaziente e altre…

PREGHIERE IN DIALETTO

Le preghiere in dialetto erano molto diffuse, seppure in numerose varianti, nelle nostre campagne e in tutto il nord Italia. Probabilmente lo erano perché il dialetto era l’unica lingua veramente conosciuta bene e permetteva alle persone di comprendere appieno il significato di quanto dicevano. L’origine non è nota. Sicuramente vengono da lontano. Si ipotizza che alcune derivino dalla laudi medioevali. Il prof. Giovanni Petrolini, a proposito delle preghiere scriveva:
“La gente parmense se le è tramandate sino ad oggi di famiglia in famiglia, di generazione in generazione, fedelmente, come un suo unico ma vitale patrimonio. Adesso stanno per concludere il loro lungo viaggio iniziato chissà dove chissà quando. Non sono certo rime “alate” né “divine”. Eppure un miracolo l’hanno compiuto. Sulle ali robuste della memoria popolare hanno volato per anni e anni, alcune per secoli, finché ad abbatterle non venne l’industrializzazione, la motorizzazione, l’urbanizzazione, la secolarizzazione e le altre …izzazioni: e fu l’inizio della loro fine. A ricordarle sono rimasti in pochi, pochissimi ancora le usano: per lo più è gente di campagna, vecchi donne e bambini…

PREGHIERA -ESPRESSIONI DEL SACRO

religiosità popolare

In caso di tempesta

Nel caso che il cielo diventasse scuro e minacciasse tempesta, la “rezdora” metteva nell’aia una zappa e il “gaväl” (la paletta) con dentro le braci che toglieva dal camino. Le sistemava in modo da formare una croce e poi radunava i bambini a faceva recitare:

Santa Bärbra e san Simón
difendiss dal sajetti a dai trón,
dal fogh e dala fiama.
E dala morta subitana
liberamus Domine

Se c’erano familiari fuori casa la “rezdora” aggiungeva:
“E bendì tutt la famja”

trad.

Santa Barbara e San Simone
difendeteci dalle saette e dai tuoni
dal fuoco e dalla fiamma
e dalla morte istantanea
liberaci Signore

Venivano chiamati i bambini perché era opinione diffusa che le preghiere dei bambini valessero di più.

È interessante notare come la morte “subitana” cioè istantanea, dal momento che non dava il tempo di ricevere i sacramenti, era considerata una brutta morte.

Le bracia dovevano servire a bruciare alcune foglie di ulivo benedetto. Da questa usanza deriva il detto “Bruza l’oliva” che si usa, spesso in modo scherzoso,  quando si avvicina una persona  poco gradita come la tempesta